Sincerità

Non è solo il titolo di una canzone.

È una tra le doti più belle e purtroppo

è tra quelle in via di estinzione.

Il motivo è presto detto: la sincerità

viaggia in compagnia della responsabilità

(e a volte del coraggio), altra

merce difficile da reperire. È più facile

un silenzio o una mezza bugia di una

verità scomoda; è più facile esprimere

la propria idea (spesso la propria critica) quando l’interlocutore non è il diretto interessato; è più facile fingere

piuttosto che leggere una realtà fastidiosa.

E talvolta si rasenta il ridicolo o addirittura

il patetico.

Di esempi potremmo farne mille e

più. E ovviamente non solo in ambito

scout, dove, invece, gli esempi negativi

non dovrebbero proprio esistere:

“la guida e lo scout sono leali” verso

se stessi e verso gli altri.

Per averne una dimostrazione banale

ma sotto gli occhi di tutti, basta

leggere le pagine dei quotidiani all’indomani

delle elezioni, qualunque

esse siano: la sconfitta diventa “abbiamo

tenuto”, la vittoria della controparte

“l’inizio del suo declino”.

La sincerità, invece, resta sempre la risorsa

migliore, anche perché spesso

è disarmante.

Di fronte a una schietta verità non si

può replicare.

Ammettere in tutta sincerità, anche a

se stessi non solo agli altri, di aver

sbagliato significa essere responsabili,

saper leggere la realtà in modo

obiettivo significa essere onesti, saper dire

in modo diretto, ma con sensibilità

e apertura al confronto, “secondo

me sei in errore per questo e

quest’altro motivo” significa essere

autentici e alla ricerca della verità

(ma se diventa una costante, significa

essere presuntuosi…).

Perché questa riflessione?

Perché in questo numero – in modo

talvolta diretto, talvolta meno – parliamo

di sincerità e di responsabilità,

e anche di sensibilità.

La sincerità/lealtà del capo (pagg.12-13): siamo abituati a chiedere ai

nostri ragazzi la lealtà, ma spesso dimentichiamo

di praticarla per primi.

La responsabilità del capo nel conoscere

il metodo (pagg. 4-6) e la sincerità

nell’ammettere di non essere sempre adeguati: non è sufficiente

essere capo per farlo bene, non sono

sufficienti i campiscuola per conoscere

il metodo scout, serve un costante

impegno di ricerca personale,

una formazione continua che non

dipende da altri se non da noi stessi.

La sensibilità del capo nei confronti

del ragazzo (pagg. 7-8): la capacità di

avvicinarli uno ad uno, di saperli

ascoltare in modo intelligente, di

“chiamarli per nome”.

E poi – a proposito di sensibilità – iniziamo

da questo numero ad approfondire

l’uso dei cinque sensi, a

partire dall’olfatto (pagg. 9-11).

Come sempre, troverete la rubrica

Spirito scout per aiutarci nel ruolo di

educatori alla fede, le pagine delle

tre Branche, che riteniamo parte essenziale

della rivista così come il contributo

dei vostri interventi, sia tramite

le lettere che tramite la rubrica

Scautismo oggi.

E poi tanti altri spunti di riflessione e

iniziative.

Infine, come noterete sfogliando le

pagine di questo numero, ne abbiamo

rinfrescato la grafica.

Il progetto grafico, pur con delle modifiche

fatte strada facendo, risaliva

al 2003 e rinnovare un po’ ci è sembrato

utile alla leggibilità e… in tutta

sincerità… ne avevamo voglia, pur

sapendo che con la fine del 2009 il

mandato della redazione scade. Non

è mai troppo tardi per fare delle scelte

ponderate.

Buona lettura e buona strada.

Luciana